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VIVERE CON L' HIV

- Ogni giorno, sempre piu' persone stanno imparando a vivere
con l' HIV. Le informazioni in questo opuscolo ti aiuteranno a capire.
- A = Acquired-Acquisita
- I = Immune-Immuno
- D = Deficency-Deficienza
- S = Syndrome-Sindrome
- Sindrome da Immuno-Deficenza
Acquisita : In Italiano la sigla é SIDA
- Malattia grave provocata da un virus chiamato HIV che distrugge
le difese immunitarie dell' organismo attaccato, il quale diventa bersaglio
di numerosi agenti opportunisti.
- Il sistema immunitario ha la funzione di difendere l' uomo
da queste ag-gressioni, tramite i linfociti. Esistono due grandi famiglie
di linfociti: i linfociti T e i linfociti B; un varieta' di linfociti T
(T4) svol-ge un ruolo importante nella difesa dell' organismo reclutando
i linfociti B e T che producono anticorpi verso il germe o lo attaccano
direttamente. L' HIV si lega tramite una proteina del suo involucro stesso
(la GP120) alla proteina CD4 che si trova sui linfociti T helper immobilizzandoli.
- Il virus HIV appartiene alla famiglia dei retrovirus, o RNA.
E' una particella molto piccola con un guscio di proteine che circonda
la molecola di RNA. Un secondo virus (HIV-2) e' stato isolato in Africa,
parente stretto di virus di scimmie africane che probabilmente attraverso
morsi e' passato dalla scimmia, suo ospite naturale, all' uomo. Una volta
che il virus e' entrato nell' organismo sono possibili due evoluzioni.
Sieropositivita': il virus resta addormentato nella cellula T4, il malato
e' infetto ma non presenta alcun sintomo; le cellule infette possono pero'
essere trasmesse (attraverso il sangue e le secrezioni sessuali) ad altre
persone ed infettarle. Malattia conclamata: il virus si riproduce all'
interno della cellula, che scoppia, liberando un gran numero di virus che
vanno ad infettare altri linfociti T4. Quando un certo numero di T4 sara'
distrutto le difese immunitarie dell' organismo saranno indebolite ed appariranno
i sintomi dell' AIDS.
- La storia naturale dell' infezione da HIV prevede l' insorgenza
di sintomi clinici da sei mesi a dieci anni dopo il contagio. Una parte
dei pazienti infettati evidenzia una malattia acuta (manifestazioni pseudo-
influenzali, eruzioni al tronco e viso) dopo 15 - 30 giorni dal contagio.
Si ha una riduzione dei linfociti TCD4 mentre compare l' antigene p24 dell'
HIV e alla sua diminuzione dopo alcune settimane segue la produzione di
anticorpi specifici. Il malato diventa allora sieropositivo il che vuol
dire che ha avuto il contatto con il virus ed ha sviluppato anticorpi.
- Perche' alcuni restano asintomatici mentre altri contraggono
la malattia? Non esiste una risposta esauriente, comunque sembra che ci
siano predisposizioni genetiche personali e fattori che favoriscono la
depressione del sistema immunitario, come l' uso di sostanze stupefacenti
o una cattiva alimentazione.
- ( Origine dell' immagine: da R.S. Tedder
ed R.A. Weiss, modificato.) Precisiamo che la pubblicazione risale al Luglio
1994 ed e' per cui da aggiornare e manca di dati che verranno aggiunti
in seguito,ma anche per rispetto della Dott.ssa Vincenti, prima di farlo
vogliamo chiederle la sua approvazione e/o collaborazione.
- Come si rivela la presenza del virus? Si ricercano gli anticorpi
prodotti dall' organismo come reazione alla presenza del virus HIV e il
test piu' usato e' l' ELISA che viene effettuato con un semplice prelievo
di sangue. Se risulta positivo, cioe' si trovano gli anticorpi, il soggetto
e' "sieropositivo". Si possono pero' avere dei risultati "falsi
positivi" e quindi bisogna ripetere il test e confermare la risposta
con altre metodiche (WESTERN BLOT). Esistono anche risultati "falsi
negativi" che si hanno perche' l' esame e' stato effettuato dopo l'
infezione del virus, ma prima della produzione di anticorpi da parte dell'
organismo, che puo' variare dalle 3 settimane ai 6 mesi e piu'. Quindi
se un soggetto pensa di essere "a rischio" deve ripetere l' esame
a distanza di almeno 2 mesi e per 2 volte consecutive. Il soggetto sieropositivo
e' portatore del virus ma non ha ancora la ma-lattia AIDS conclamata; pertanto
dovra' prendere delle precauzioni per ridurre i suoi rischi di evoluzione
verso l' AIDS, tenendo presente anche di essere contagioso per le altre
persone attraverso il sangue e la via sessuale. Il test puo' essere fatto
in tutti i centri AIDS; viene eseguito gratuitamente ed il risultato del
test e' anonimo, essendo vincolato dal segreto professionale.
- Come si trasmette il virus?
- Esistono quattro modi principali di trasmissione del virus:
- 1) - trasmissione sessuale (etero e omosessuale);
- 2) - scambio di aghi e accessori contaminati;
- 3) - trasfusioni di sangue ed iniezioni di emo-derivati;
- 4) - trasmissione dalla madre contagiata al feto ed al neonato.
- 1) e' la piu' diffusa modalita' di trasmissione. I primi
casi di AIDS descritti nel mondo occidentale sono tra gli omosessuali a
Los Angeles (1981). Il virus si trova nello sperma e nelle secrezioni vaginali
delle persone infette. Le micro-lesioni, traumi che si possono verificare
nell' atto sessuale, soprattutto omosessuale, possono favorire ancora di
piu' il contatto del virus presente nello sperma e nel sangue con i linfociti
del soggetto ricevente. Il rischio aumenta con la molteplicita' dei rapporti,
benche' anche uno solo possa essere sufficiente. La via sessuale e' quella
piu' importante attraverso la quale il virus e' uscito dalle fasce a rischio
ed ha infettato la popolazione in generale. Nel mondo occidentale e' in
aumento la via sessaule di trasmissione del virus che era invece piu' tipica
dei paesi africani. Le prostitute giocano un ruolo importante nella diffusione
della malattia, soprattutto le prostitute tossicodipendenti. Per prevenire
e' necessario conoscere bene i propri partners ed avere rapporti sessuali
"protetti". Sono da evitare le relazioni sessuali "non protette"
con persone di cui non si conosce lo stato di salute. L' uso sistematico
e corretto del profilattico protegge in oltre il 90% dei casi.
- 2) Le siringhe per l' uso di eroina endovenosa sono
responsabili della diffusione del virus attraverso il sangue da un tossicodipendente
all' altro. Il "rito del buco collettivo" e' all' origine della
diffusione dell' infezione oltre al fatto che l' eroina di per se' immunodeprime
l' organismo e lo rende piu' vulnerabile ai germi. Questa considerazione
deve costituire una forte motivazione per smettere di drogarsi. Se sfortunatamente
l' individuo continua a drogarsi non deve scambiare mai le siringhe, utilizzando
quelle monouso oppure riutilizzare la siringa solo dopo averla risciacquata
ed immersa per 10 - 15 minuti in alcool o varichina diluita, e riutilizzarla
dopo averla sciacquata di nuovo con acqua.
- 3) attualmente la trasmissione del virus attraverso
la trasfusione del sangue ed emoderivati e' quasi scomparsa per via dei
controlli obbligatori di tutti i campioni di sangue raccolti. Tuttavia
il rischio non puo' essere evitato completamente potendo essere un donatore
infettato di recente e presentare un test ancora negativo. Gli emofilici
ed i politrasfusi rappresentano il 5% dei malati di AIDS.
- 4) la via verticale di trasmissione del virus HIV dalla
madre al bambino si puo' realizzare in gravidanza, al momento del parto
o durante l' allattamento. Una donna sieropositiva ha il 15% di possibilita'
di avere un bambino affetto da AIDS, pertanto sarebbe bene che evitasse
di avere figli per tutte le problematiche connesse. Il bambino malato di
AIDS rischia di essere un emarginato, oltre che malato. E' bene pero' avere
chiari alcuni concetti: i bambini sieropositivi possono e devono andare
a scuola purche' le loro condizioni lo consentano; essi non presentano
alcun rischio di contagio per gli altri bambini. Chi si occupa di un bambino
sieropositivo non deve adottare misure particolari, basta seguire le regole
generali dell' igiene lavandosi bene le mani dopo aver cambiato il bambino
(vomito, urina, feci) e disinfettando con alcool le piccole escoriazioni
che il bambino si puo' procurare giocando. Altre categorie a rischio di
infettarsi sono gli operatori sanitari (infermieri, medici). Le raccomandazioni
specifiche sono: indossare guanti monouso e occhiali quando si devono fare
prelievi, indossare la mascherina con visiera durante esami endoscopici,
intubazioni, ed in tutte le condizioni dove si possono verificare schizzi
di sangue.
- Il virus non viene trasmesso dalle lacrime e dalla saliva;
non esiste pertanto rischio di contagio con il bacio (a meno che non si
abbiano grosse escoriazioni sulla mucosa orale che potrebbero servire da
porta di ingresso del virus). I normali atti della vita quotidiana non
comportano alcun rischio di trasmissione del virus, vale a dire le strette
di mano, gli abbracci, la piscina, bere e mangiare al bar e al ristorante.
Le zanzare e gli animali domestici non possono trasmettere il virus. I
dentisti oggi sono informati ed adottano tutte le precauzioni, sterilizzando
gli strumenti adoperati per rendere impossibile ogni rischio di trasmissione.
Occorrono precauzioni per i rasoi e le forbici usati in comune, per i tatuaggi,
le perforazioni dell' orecchio e gli aghi per l' agopuntura e la mesoterapia.
Il virus dell' AIDS e' fra l' altro molto fragile, sopravvive difficilmente
e per pochissimo tempo fuori dall' organismo. L' HIV viene distrutto dal
calore a 56 gradi centigradi per 10 minuti, mentre e' relativamente resistente
alle radiazioni ionizzanti, al freddo, all' ambiente asciutto; e' sensibile
ai comuni disinfettanti (alcool) ed all' ipoclorito di sodio (varichina)
diluito 1 a 10.
- Dati dell' O.M.S. (Organizzazione mondiale della sanita').
Giugno 1993: 2.500.000 persone malate con 500.000 casi nella popolazione
infantile; 13.000.000 sieropositivi di cui 1.000.000 bambini. Nel 2000
si pensa che saranno 40.000.000 le persone infette. In Europa, nel 1993:
81.091 casi ufficiali di cui 21.487 in Francia, 14.981 in Spagna, 14.783
in Italia.
- Per quanto riguarda la terapia, l' obiettivo finale e' quello
di mettere a punto strategie terapeutiche, possibilmente dotate di bassa
tossicita' a lungo termine, in grado di inibire la replicazione virale
e rendere l' infezione una patologia cronica, che non influisca in modo
significativo sulla qualita' e sull' aspettativa di vita degli individui
colpiti. Il farmaco piu' largamente impiegato nella terapia dell' AIDS
e' l' AZT (zidovudina) che agisce inibendo la replicazione del virus. Altri
due farmaci appartenenti alla stessa famiglia dell' AZT sono la Zalcitabina
(DDC) e la Didanosina (DDI) che sono entrambi da alcuni anni usati con
successo; possono essere utilizzati come farmaci di prima scelta o in alternativa
all' AZT.
- Per quanto riguarda il vaccino anti-AIDS, numerosi vaccini
sono stati saggiati su modelli animali e sull' uomo senza apparente danno
e molti trials sono in via di applicazione. Cio' nonostante la realizzazione
di un vaccino efficace nel prevenire l' infezione da HIV rimane un importante
obiettivo ancora da raggiungere. Oltre alla terapia per il virus HIV, sono
necessarie numerose altre terapie per le infezioni opportunistiche che
colpiscono l' individuo HIV positivo a causa della sua scarsa capacita'
di difesa dovuta all' abbas-samento del numero dei linfociti TCD4. Le infezioni
opportunistiche rappresentano la maggior causa di malattia e mortalita'
tra i soggetti HIV positivi e sono responsabili di circa il 90% delle morti
in caso di AIDS. Tra le varie patologie, le piu' importanti sono la polmonite
da Pneumocystis carinii, la gastroenterite da Salmonella, Campilobatch;
la retinite da Cytomegalovirus, le manifestazioni da Herpes simplex, l'
Herpes zoster (fuoco di Sant' Antonio), la TBC. Altre manifestazioni opportunistiche
si ritrovano in questi malati: alcuni tumori come il Sarcoma di Kaposi
ed i linfomi cerebrali, che invalidano molto l' individuo e per i quali
ancora non si ha una terapia ben codificata.
- Accanto alle terapie mediche non bisogna dimenticare il ruolo
importante del supporto psicologico a questi malati. Il momento della comunicazione
dell' esito positivo del test e' particolarmente difficile sia per chi
lo deve dire sia per la persona che vede in un attimo cambiare completa-mente
la sua vita ed i suoi progetti; per questo e' importante che ci siano persone
preparate sia a livello dello staff medico che a livello dei volontari.
Il volontario dovrebbe cercare di non passare troppo tempo con lo stesso
malato per non rimanere troppo coinvolto emotivamente, evenienza questa
che sarebbe di danno sia per lui che per la persona accudita. Accanto al
reparto di malattie infettive sarebbe auspicabile che venisse instaurato
un sistema di assistenza domiciliare al malato con un medico ed un infermiere
che periodicamente si rechino al suo domicilio per cercare di curare piu'
serenamente possibile la persona, specialmente nelle fasi terminali della
malattia durante le quali la persona ha bisogno di sentirsi a casa con
i familiari piu' di ogni altra cosa.
- Concludendo, si puo' affermare che l' educazione sanitaria
sia delle persone con particolari stili di vita che della popolazione "non
a rischio", rappresenta il cardine della prevenzione e della diffusione
dell' HIV. Le persone colpite devono evitare di contagiare gli altri, ma
spetta agli "altri" adottare le misure per non essere contagiati:
un grosso pericolo proviene dalle persone infette "insospettabili",
che ignorano la propria condizione.
- Quali sono i doveri degli "altri" nei confronti
dei malati colpiti da AIDS?
- 1) Assistere psicologicamente: essere malati di AIDS
e' una prova molto dura che richiede l' aiuto ed il sostegno del proprio
ambiente e dei me-dici. 2) Informare: l' informazione evita il ritardo
nell' applicazione delle norme di prevenzione ed aiuta a conservare la
speranza. 3) Aiutare materialmente il malato di AIDS che ha bisogno
anche di questo.
- Pubblicato a cura del Movimento per la Qualita' della Vita.
- Consulenza scientifica a cura della D.ssa Antonella Vincenti
- divisione Malattie Infettive dell' Ospedale di Massa.
- Nel 1994
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